Il kvarh è una sigla che può capitare di leggere nella bolletta dell’energia elettrica, ma in pochi sanno a cosa si riferisce esattamente. Il significato di kvarh è kilo volt ampere reattivi all’ora, infatti si tratta dell’unità di misura dell’energia reattiva, ossia l’energia assorbita dai dispositivi elettrici ma che non produce un lavoro utile.
Questo fenomeno è piuttosto comune nelle utenze elettriche aziendali e industriali, a causa della presenza di macchinari e apparecchiature particolari come i motori elettrici. Al contrario, il kvarh è meno presente nelle utenze domestiche a bassa potenza, quando nella stragrande maggioranza dei casi è un fattore trascurabile.
Cosa misura il kvarh
Il kvarh misura la quantità di energia reattiva assorbita da un impianto elettrico in un’ora, attraverso un apposito contatore della luce che monitora questo parametro della fornitura di energia elettrica. Si tratta di energia che serve agli apparecchi per funzionare ma, a differenza dell’energia attiva, non genera alcune effetto in termini di forza, calore o movimento.
L’energia reattiva in kvarh, infatti, è espressamente legata al campo magnetico indispensabile al funzionamento di alcuni dispositivi elettrici, come le lampade fluorescenti e i trasformatori. Questa energia elettrica si muove avanti e indietro sulla rete elettrica, senza che venga effettivamente prelevata e dunque consumata.
Quando il suo valore supera una certa soglia, il fornitore applica una penale, contabilizzando un corrispettivo in base alla percentuale di energia reattiva rispetto all’energia attiva. Questo, però, avviene solo per le utenze luce con potenza superiore a 16,5 kW e fattore di potenza inferiore a 0,95, ovvero il rapporto tra la potenza attiva e quella reattiva.
Corrispondenza tra kvarh e kwh
Il kvarh è diverso dal kWh (kilowattora), in quanto mentre il primo è l’unità di misura dell’energia reattiva il secondo si riferisce all’energia attiva, nello specifico all’elettricità assorbita da un apparecchio con una potenza di 1 kW in un’ora. A sua volta, il kvarh è differente anche dal kW (kilowatt), ovvero l’unità di misura della potenza elettrica effettiva, cioè la quantità di energia nel tempo.
All’attivazione di un contratto di fornitura di energia elettrica è necessario scegliere la potenza dell’utenza, ad esempio 3, 4, 5 o 6 kW per l’ambito residenziale. Dopodiché, l’elettricità consumata viene misurata in kWh e riportata in bolletta per fatturare l’importo al cliente. L’energia reattiva in kvarh, invece, viene calcolata soltanto in certi casi, per richiedere eventualmente il pagamento di una penale o corrispettivo all’utente.
Per la corrispondenza tra kvarh e kWh è necessario conoscere il fattore di potenza, un parametro che può assumere valori compresi tra 0 e 1 e viene indicato anche come cos φ. Il valore ottimale e ideale è 1, mentre al di sotto di 0,95 potrebbero essere necessari interventi di correzione per ridurre l’impatto dell’energia reattiva espressa in kvarh sulla rete elettrica.
Ad esempio, ipotizzando un fattore di potenza pari a 0,8, significa che il rapporto tra kvarh e kWh della fornitura è di 0,8, dunque posto un valore di 10 kvarh per l’energia reattiva si ottiene un valore di 8 kwh per l’energia elettrica attiva. Questa conversione può essere effettuata anche tra kva e kw e viceversa, un’operazione abbastanza comune nell’analisi delle prestazioni di apparecchi come i gruppi elettrogeni.