Tenere la caldaia sempre spenta quando non si è in casa o accenderla solo poche ore al giorno sembra, a prima vista, la scelta più logica per risparmiare. In realtà, per molte abitazioni è proprio il continuo accendi e spegni a far aumentare i consumi e a peggiorare il comfort. Capire cosa conviene davvero dipende da alcuni fattori chiave: tipo di caldaia, isolamento della casa, regolazione del termostato e ore effettive di utilizzo.
L’obiettivo è trovare un equilibrio: ridurre al minimo gli sprechi evitando inutili accensioni a piena potenza, ma senza lasciare il riscaldamento acceso più del necessario. Vediamo, con dati alla mano, quando conviene ridurre le ore di funzionamento e quando, invece, è meglio far lavorare la caldaia in modo più continuo e dolce.
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Dati e percentuali
Le principali agenzie ed enti tecnici concordano su alcuni numeri utili per orientarsi:
- ENEA indica che ogni grado in meno di temperatura ambiente può portare fino al 10% di risparmio sui consumi di riscaldamento. Molte linee guida consigliano 19–20 °C nelle zone giorno e 16–18 °C nelle camere da letto.
- Studi di settore su edifici residenziali mostrano che, in una casa mediamente isolata:
- l’uso intelligente del termostato (programmazione oraria, temperature diversificate) può ridurre i consumi del 10–20% rispetto a un uso “a istinto” (accendo quando ho freddo, spengo quando ho caldo);
- l’uso di termostati smart e valvole termostatiche può portare un ulteriore risparmio fino al 20% (dato spesso citato da produttori e portali tecnici, in linea con indicazioni ENEA e ARERA sull’uso della termoregolazione);
- una caldaia a condensazione usata correttamente a bassa temperatura di mandata può consumare 15–25% in meno rispetto alla stessa caldaia gestita a temperature troppo alte.
Sul tema “accendere e spegnere spesso” i dati convergono su alcuni punti:
- Ogni riavvio da ambiente molto freddo richiede alla caldaia un funzionamento prolungato alla massima potenza, con un consumo di gas sensibilmente più alto rispetto al mantenimento di pochi gradi di differenza.
- Per case con isolamento medio o scarso, diversi confronti stimano che un utilizzo del riscaldamento a “picchi” (pochi periodi brevi ma molto intensi) può portare a consumi anche 5–15% superiori rispetto a una gestione più uniforme, con temperatura leggermente più bassa ma più stabile.
- Al contrario, se l’abitazione è molto ben isolata (classe A, A4), tenere la casa sempre alla stessa temperatura può costare solo leggermente di più, o quasi uguale, rispetto a brevi spegnimenti, perché le dispersioni termiche sono molto ridotte.
Il quadro normativo italiano (D.P.R. 412/1993 e D.P.R. 74/2013) limita comunque temperature e orari di accensione per gli impianti centralizzati in base alla zona climaticaLe zone climatiche in Italia sono delle porzioni di territorio con caratteristiche climatiche simili, una differenziazione utilizzata per determinare l’uso del riscaldamento a seconda dell’area geografica. In questo modo è…. Questo significa che, nella pratica, non è possibile tenere sempre tutto acceso senza limiti: per risparmiare occorre muoversi all’interno dei vincoli di legge, regolando bene temperature e orari.
Tabelle esplicative
Di seguito una tabella semplificata che confronta, a parità di casa (80–100 m² in zona climatica E, isolamento medio) e costo del gas intorno a 1,10 €/Smc, tre modalità tipiche di utilizzo della caldaia.
| Scenario d’uso | Descrizione pratica | Consumo stagionale stimato | Spesa indicativa per stagione di riscaldamento | Differenza rispetto a una gestione ottimizzata |
|---|---|---|---|---|
| A – Accendo/spengo spesso, picchi di temperatura | Caldaia accesa solo in alcune fasce, spesso partendo da casa fredda (es. 15 °C → 21 °C), termostato regolato “a sensazione”, niente programmazione | ~1.050 SmcBasta leggere una bolletta per accorgersi che il gas consumato e fatturato non viene indicato in metri cubi come ci si aspetterebbe, ma attraverso la sigla smc gas (standard metro… | ~1.155 € | +10–15% di consumi rispetto a gestione più uniforme |
| B – Gestione ottimizzata con cronotermostato | Temperatura diurna 19–20 °C, notturna 16–17 °C, accensioni programmate, niente grandi sbalzi, niente spegnimenti prolungati | ~900–950 Smc | ~990–1.045 € | Scenario di riferimento |
| C – Sempre acceso alla stessa temperatura (es. 20 °C h24) | Niente abbassamento notturno o in assenza, caldaia sempre in mantenimento, poche variazioni | ~950–1.000 Smc nelle case molto isolate; fino a ~1.100 Smc in case disperdenti | ~1.045–1.210 € | In case ben isolate: consumo simile o +5%; in case mediocri: +10–15% |
Sono valori indicativi, ma rendono chiaro un punto: il problema non è solo quante ore la caldaia è accesa, ma come lavora (a che temperatura, con quale continuità, in che tipo di casa).
In molti casi, il vero spreco nasce proprio dagli accendi e spegni frequenti con forti salti di temperatura, non dal mantenimento di un livello moderato e ben controllato.
Spiegazione del fenomeno
Per capire perché accendere e spegnere spesso la caldaia può far consumare di più, bisogna considerare tre aspetti tecnici: dispersione di calore della casa, funzionamento della caldaia e normativa.
Dispersione termica: perché la casa “beve” energia quando è molto fredda
Una casa più calda dell’esterno perde continuamente calore attraverso muri, tetto, pavimenti, finestre e spifferi. La quantità di calore disperso è proporzionale alla differenza di temperatura tra interno ed esterno.
- Se tieni l’interno a 20 °C con 5 °C fuori, la differenza è di 15 gradi.
- Se fai scendere la casa a 15 °C e poi la riporti rapidamente a 21 °C, nel periodo in cui la stai “tirando su” la caldaia deve fornire molto più calore in poco tempo.
Quando spegni del tutto il riscaldamento per molte ore d’inverno, la casa si raffredda non solo nell’aria, ma anche nelle pareti, nei pavimenti, nei mobili. Al riavvio non stai scaldando solo l’aria, ma tutto il “peso” termico dell’edificio. È qui che i consumi si impennano.
Per molte abitazioni con isolamento medio o scarso, questa “ripartenza da zero” può richiedere diverse ore di funzionamento quasi alla massima potenza. Se lo fai ogni giorno, l’effetto cumulato può annullare (o superare) il presunto risparmio dovuto alle ore di spegnimento.
Come lavora davvero la caldaia
Le caldaie moderne, soprattutto quelle a condensazione, sono progettate per dare il meglio quando lavorano a potenza moderata e costante, con acqua di mandata non troppo calda.
- Una caldaia tradizionale ha un rendimento relativamente costante, intorno all’85–92%, quasi indipendente dalla temperatura di mandata. Accenderla e spegnerla spesso non la rende più efficiente, anzi: ogni avvio comporta una fase iniziale meno efficiente e maggior stress meccanico.
- Una caldaia a condensazione è particolarmente efficiente quando l’acqua che rientra dai radiatori è relativamente fredda (sotto circa 50–55 °C). In queste condizioni sfrutta il calore dei fumi di combustione e può arrivare a rendimenti superiori al 100% sul potere calorifico inferiore del gas. Se però la fai lavorare a colpi, con alte temperature e ripartenze brusche, perdi il vantaggio della condensazione e torni su rendimenti simili a una tradizionale.
Questo significa che:
- avere la caldaia che modula dolcemente per molte ore al giorno, mantenendo l’acqua a bassa temperatura, può far risparmiare anche il 15–25% di gas rispetto a cicli brevi e violenti con acqua molto calda;
- il famoso “ciclo corto” (accensioni e spegnimenti frequenti in pochi minuti) è uno degli scenari peggiori: consuma di più, usura la caldaia e spesso indica un impianto mal regolato (termostato, pompe, dimensionamento radiatori).
Temperatura interna: comfort, salute e bolletta
Le linee guida italiane ed europee convergono su alcuni valori di riferimento:
- 20 °C è la temperatura massima indicata dalla normativa per la maggior parte degli edifici (con una tolleranza di +2 °C).
- ENEA e Ministero della Salute considerano 19–20 °C un buon compromesso tra comfort e risparmio.
- Per la notte, OMS e linee guida sanitarie indicano 16–18 °C in camera da letto come intervallo ideale.
Mantenere la casa sempre a 21–22 °C non solo fa aumentare i consumi anche del 10–20%, ma può peggiorare la qualità dell’aria (troppo secca, maggiore movimento di polvere) e il comfort reale.
Un profilo più razionale è:
- 19–20 °C nel soggiorno e nelle zone giorno quando sono effettivamente utilizzate;
- 16–18 °C di notte, soprattutto nelle camere da letto;
- ulteriori abbassamenti (o chiusura dei radiatori) nelle stanze poco usate.
Questo approccio, abbinato a una programmazione intelligente delle accensioni, permette alla caldaia di evitare continui “sprint” al massimo, mantenendo invece una temperatura stabile con consumi più contenuti.
Quando spegnere conviene e quando no
Riassumendo le situazioni più comuni:
- Case poco isolate, caldaia tradizionale, nessun termostato programmabile: spegnere completamente per molte ore e poi richiedere rapidamente 21 °C spesso non conviene. Meglio ridurre le ore di funzionamento e, soprattutto, abbassare i gradi impostati, limitando gli sbalzi.
- Case con isolamento medio, caldaia a condensazione, termostato programmabile: la strategia più conveniente è quasi sempre temperature differenziate giorno/notte e uso di cronotermostato, evitando sia lo spegnimento totale prolungato sia il mantenimento di 20 °C h24.
- Case ad alta efficienza energetica e impianti a bassa temperatura (pavimento radiante, pompe di calore): qui l’inerzia è elevata e le dispersioni basse. In questi casi mantenere sempre 18–19 °C, con lievi abbassamenti notturni, può avere un costo simile o solo leggermente superiore allo spegnimento, con molto più comfort.
Fabio Perciante
Laureato in Economia Aziendale ha conseguito un Master di I° livello in Gestione delle Imprese e delle Società.
Lavora in Accueil, società di servizi di Call e Contact Center nel ruolo di Project Manager dal 2007. Specializzato nel campo Telco ed Energy, attualmente si occupa in particolare di comparazione di servizi sul Web.
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