Tenere il riscaldamento acceso di notte è una scelta molto diffusa, soprattutto nelle zone più fredde. Ma spesso lo si fa senza una chiara idea di quanto realmente incida sulla bolletta e di quali siano gli effetti su salute e comfort.
Capire quanto consuma il riscaldamento acceso di notte significa quindi poter scegliere in modo consapevole: lasciare acceso, abbassare la temperatura, spegnere del tutto? La risposta passa da alcuni principi fisici semplici, dai limiti di legge e da stime di costo realistiche.
🔥 Cosa sapere
- Tenere il riscaldamento acceso tutta la notte può costare da 0,20 € a oltre 1,50 € per notte, a seconda dell’efficienza della casa.
- Abbassare il termostato a 16–17 °C è la strategia più consigliata, sia per consumi che per comfort.
- Ogni grado in meno può far risparmiare fino al 10% l’anno, rendendo l’ottimizzazione notturna una delle leve più efficaci.
- Spegnere del tutto non sempre conviene: nelle case poco isolate il recupero mattutino può annullare il risparmio.
Quanto consuma il riscaldamento acceso di notte? Stime reali e come ridurre la spesa
Un edificio più caldo dell’esterno perde continuamente calore attraverso muri, tetto, pavimenti, finestre e spifferi. Più è alta la differenza di temperatura tra interno ed esterno, più alte sono le dispersioni.
Se mantieni la casa a 20 °C con 0–2 °C fuori, la differenza è di quasi 20 gradi. Se di notte abbassi a 16–17 °C, la differenza si riduce, la casa disperde meno calore e la caldaia deve reintegrare meno energia.
Da qui nasce la regola adottata anche da ENEA e dal Dipartimento dell’Energia USA: abbassare il termostato di qualche grado per diverse ore porta a un risparmio misurabile, generalmente fino a circa il 10% annuo sui consumi di riscaldamento se l’abbassamento è di 3–5 gradi per 8 ore.
Mantenere costante vs spegnere del tutto
Nel dibattito sul consumo notturno ci sono tre approcci principali:
- Riscaldamento sempre acceso a temperatura “diurna” (19–20 °C) anche di notte.
- Riscaldamento acceso ma con temperatura ridotta (16–18 °C) nelle ore notturne.
- Riscaldamento spento del tutto di notte, con riaccensione al mattino.
Da un punto di vista energetico:
- tenere la stessa temperatura giorno e notte significa combattere la dispersione per 24 ore, con consumi elevati;
- abbassare di qualche grado riduce la dispersione e in genere fa risparmiare rispetto al 24/24 sempre alla stessa temperatura;
- spegnere del tutto può sembrare la soluzione più economica, ma in case poco isolate la temperatura interna può crollare, e riportarla a un livello confortevole richiede un forte lavoro iniziale della caldaia: il risparmio non è sempre garantito.
Le ricerche citate da Energy.gov e numerosi studi di settore concordano: la strategia più efficiente nella maggior parte delle abitazioni è abbassare, non spegnere. Un profilo tipico è 19–20 °C di giorno e 16–17 °C di notte.
Eccezioni: quando il mantenimento costante può avere senso
Ci sono due casi in cui tenere il riscaldamento sempre acceso, anche di notte, può essere ragionevole (sempre su temperature moderate):
- case in alta classe energetica (A, A4) o molto ben isolate: la dispersione è minima, quindi mantenerle a 18–19 °C costa relativamente poco;
- impianti a bassa temperatura (caldaie a condensazione ben regolate, pompe di calore, riscaldamento a pavimento): questi sistemi lavorano meglio se funzionano a lungo a carico ridotto piuttosto che con continui on/off ad alta temperatura.
Anche in questi casi, però, i tecnici tendono a suggerire comunque un leggero abbassamento notturno (1–2 gradi) per bilanciare comfort, consumi e salute.
Normativa: limiti di temperatura e ore di accensione
Il quadro normativo italiano (D.P.R. 412/1993 e D.P.R. 74/2013) prevede:
- temperatura interna massima: 20 °C con tolleranza +2 °C per la maggior parte degli edifici. ENEA indica 19–20 °C come fascia ideale;
- ore massime giornaliere di accensione per impianti centralizzati, variabili da 6 a 14 ore in base alla zona climaticaLe zone climatiche in Italia sono delle porzioni di territorio con caratteristiche climatiche simili, una differenziazione utilizzata per determinare l’uso del riscaldamento a seconda dell’area geografica. In questo modo è… (A–F). Nelle zone più fredde (F) non ci sono limiti orari.
Il Ministero della Salute e l’OMS raccomandano, per il sonno:
- camere da letto tra 16 e 18 °C, evitando ambienti troppo caldi che disturbano il riposo e seccano eccessivamente l’aria.
Quanto consuma davvero il riscaldamento acceso di notte? Dati e percentuali
Prendiamo come riferimento un appartamento tipo di 100 m² con:
- impianto a radiatori alimentati a gas;
- isolamento “medio” e caldaia tradizionale o a condensazione non di ultima generazione.
Le stime di vari portali tecnici (Confrontatariffe, guide di settore) indicano:
- costo orario indicativo per tenere i termosifoni accesi: circa 0,57 €/h in condizioni standard;
- in abitazioni con forti dispersioni o caldaie poco efficienti: fino a 1,0–1,3 €/h.
Idealista riporta che, per una caldaia tradizionale, il consumo notturno può essere tra 2 e 12 kWh termici, cioè 0,20–1,25 m³ di gas per la notte, a seconda del tipo di impianto, isolamento, dimensioni e temperatura impostata.
Se consideriamo una fascia di prezzo del gas di 1,0–1,2 €/m³ (valore indicativo comprensivo di quote variabili), una notte di riscaldamento continuo può costare:
- in caso efficiente: 0,20–0,30 € a notte;
- in caso sfavorevole: 1,20–1,50 € a notte.
Su un mese di uso notturno costante (30 giorni), questo si traduce in:
- scenario efficiente: 6–9 € / mese solo per le ore notturne;
- scenario con dispersioni: 36–45 € / mese in più in bolletta.
Su una stagione di 4 mesi si parla di 24–180 € circa solo per la scelta di mantenere il riscaldamento acceso anche di notte.
Ogni grado in meno: fino al 10% di risparmio
ENEA e numerosi studi confermano che:
- ogni grado in meno di temperatura ambiente può far risparmiare fino al 10% sui consumi di riscaldamento;
- ridurre il setpoint notturno da 20 a 17 °C (–3 gradi) per circa 8 ore può avvicinare un risparmio dell’ordine del 10% annuo sul gas, se la strategia è costante per tutta la stagione.
Se una famiglia spende 900–1.000 € l’anno per il riscaldamento, una buona gestione notturna può valere 90–100 € di risparmio solo grazie all’abbassamento del termostato.
Acceso tutta la notte vs temperatura ridotta: differenze pratiche
Immaginiamo lo stesso appartamento da 100 m² in zona climatica E (città come Milano o Torino), con 10 ore di riscaldamento al giorno e una stagione di 120 giorni.
- Se si mantiene 19–20 °C per 10 ore al giorno, la spesa tipica può aggirarsi sui 720 € per stagione (circa 6 €/giorno) per una casa ben gestita.
- Se si aumenta il numero di ore (ad esempio portandole a 14–16 ore includendo la notte) senza abbassare la temperatura, la spesa cresce in proporzione e può spostarsi facilmente verso 1.000–1.100 € o più.
Invece, impostando 19–20 °C nelle ore diurne e 16–17 °C per 8 ore di notte, i modelli di calcolo e le indicazioni internazionali mostrano che:
- il fabbisogno totale di energia per il riscaldamento può ridursi di circa il 10%;
- la qualità del sonno migliora, limitando al contempo l’aria troppo secca.
Quando spegnere del tutto può far risparmiare (e quando no)
Spegnere il riscaldamento di notte:
- riduce sicuramente le ore di funzionamento e quindi il consumo diretto;
- ma in case poco isolate la casa perde rapidamente calore, al mattino è molto fredda e la caldaia lavora a potenza elevata per più tempo.
Gli studi citati dal Dipartimento dell’Energia USA indicano che, nonostante il picco mattutino, il bilancio complessivo dello spegnimento totale non porta sempre a risparmi superiori rispetto al semplice abbassamento. In molti casi gli esiti sono simili o addirittura peggiori, soprattutto se:
- l’isolamento è scarso;
- l’impianto è datato e non modulante;
- si imposta al mattino una temperatura troppo alta per “recuperare in fretta”.
Per questo sempre più linee guida tecniche suggeriscono un compromesso: profili notturni ridotti, non spegnimento totale indiscriminato.
Tabella di sintesi: quanto pesa il riscaldamento acceso di notte
La tabella seguente mette a confronto tre scenari tipo per un appartamento di 100 m² con riscaldamento a gas. Le cifre sono stime indicative, utili per dare un ordine di grandezza. I valori reali dipendono da tariffa gas, efficienza dell’impianto, isolamento, zona climatica e abitudini.
| Scenario notturno | Temperatura notte | Ore di riscaldamento considerate | Costo indicativo per la sola notte (€/notte) | Spesa aggiuntiva per 4 mesi (120 notti) | Note su salute e comfort |
|---|---|---|---|---|---|
| A) Termosifoni spenti di notte | ≈ temperatura naturale della casa (può scendere anche sotto 15 °C in case poco isolate) | 0 ore notturne | 0 € | 0 € | Aria più fresca ma rischio eccessivo freddo; possibili pareti e letti freddi al mattino; non sempre il consumo complessivo annuo è minimo, perché il recupero mattutino può pesare molto. |
| B) Termosifoni accesi tutta la notte alla stessa temperatura del giorno (19–20 °C) | 19–20 °C | 7–8 ore in più rispetto al solo uso diurno | Casa efficiente: ~0,20–0,30 €/notte; casa dispersiva: ~1,20–1,50 €/notte | Casa efficiente: ~24–36 €; casa dispersiva: ~144–180 € | Comfort termico elevato ma sonno spesso meno profondo; aria secca; soluzione raramente ottimale per la bolletta. |
| C) Termosifoni accesi di notte con temperatura ridotta (16–17 °C) | 16–17 °C | 7–8 ore a regime ridotto | Consumo intermedio: in media 20–30% in meno rispetto allo scenario B | Risparmio indicativo: fino a ~10% sulla spesa annua di riscaldamento (es. ~90–100 € su 1.000 €) | Generalmente il miglior compromesso tra salute, comfort e consumi. Allineato alle raccomandazioni di ENEA e alle ricerche internazionali. |
Questi ordini di grandezza aiutano a capire che tenere il riscaldamento alla stessa temperatura anche di notte può costare, su una stagione, fino a qualche centinaio di euro in più rispetto a una gestione più attenta.
Come ridurre concretamente i consumi notturni senza rinunciare al comfort
Scegliere la giusta temperatura
- Zone giorno (ore di presenza): 19–20 °C sono sufficienti nella maggior parte dei casi (ENEA).
- Camere da letto: 16–18 °C, in linea con Ministero della Salute e OMS.
- Evitare di superare stabilmente i 21 °C, sia di giorno sia di notte: aumenta i consumi e peggiora il confort fisiologico.
Ogni grado in meno vale fino al 10% di gas risparmiato: partire da qui è il modo più semplice per tagliare la bolletta.
Programmare accensioni e abbassamenti
Un cronotermostato ben impostato è uno strumento essenziale. Alcuni profili pratici:
- impostare una fascia serale (es. 18–23) a 19–20 °C;
- fascia notturna (es. 23–6) a 16–17 °C;
- far ripartire l’aumento di temperatura 30–60 minuti prima del risveglio, così da trovare la casa confortevole senza far lavorare la caldaia al massimo all’ultimo minuto.
Con termostati smart è possibile adattare gli orari in base alle abitudini e anche alle previsioni meteo, evitando sprechi quando le notti sono più miti.
Valvole termostatiche e gestione stanza per stanza
Le valvole termostatiche sui radiatori permettono di modulare il calore stanza per stanza:
- tenere le camere da letto a 16–18 °C, lasciando 19–20 °C solo nelle zone giorno;
- ridurre al minimo o chiudere (nei limiti della normativa condominiale) i radiatori in stanze poco usate.
Un uso corretto delle valvole può ridurre i consumi fino a circa il 20%, soprattutto negli impianti centralizzati.
Limitare le dispersioni notturne
Per ridurre il lavoro del riscaldamento di notte è fondamentale trattenere il più possibile il calore già presente in casa:
- chiudere tapparelle, persiane e tende pesanti dopo il tramonto per ridurre le perdite dalle finestre;
- verificare e ridurre spifferi con guarnizioni e sigillature;
- usare pannelli riflettenti dietro i termosifoni su pareti esterne per evitare di scaldare il muro invece della stanza;
- chiudere le porte interne delle stanze non usate, concentrando il calore dove serve.
Questi accorgimenti, indicati anche da ENEA, possono valere facilmente un 10–15% di risparmio sulle dispersioni.
Manutenzione dell’impianto e scelta della tariffa
Un impianto ben mantenuto consuma e inquina meno:
- manutenzione annuale della caldaia, come previsto dalla normativa, e controlli periodici dei fumi;
- sfiatare i termosifoni a inizio stagione per eliminare l’aria e garantire una distribuzione uniforme del calore.
Infine, il costo del gas pesa quanto l’efficienza:
- tra l’offerta più economica e la più cara sul mercato del gas possono esserci differenze anche dell’ordine del 30% sulla componente variabile;
- su una spesa di 1.000 € anno, scegliere una tariffa migliore può valere 250–300 € di risparmio senza cambiare abitudini.
In questo modo si ottiene un risparmio reale e misurabile sulla bolletta del gas, si migliora la qualità del sonno e si prolunga la vita dell’impianto, senza rinunciare a un buon livello di comfort termico nelle ore in cui la casa è effettivamente vissuta.
F.A.Q
Il consumo varia molto in base all’isolamento, all’impianto e alla temperatura impostata. In media può andare da 0,20–0,30 € a notte in case efficienti fino a 1,20–1,50 € a notte in abitazioni con forti dispersioni. Su una stagione di 4 mesi questo può pesare da 24 € a oltre 180 €.
Le ricerche tecniche (ENEA, Dipartimento dell’Energia USA) mostrano che abbassare a 16–17 °C è più efficiente dello spegnimento totale nelle case normali, perché evita cali drastici e picchi di consumo al mattino.
Le linee guida del Ministero della Salute e dell’OMS indicano una temperatura ideale tra 16 e 18 °C, sufficiente per un sonno più profondo e per ridurre la dispersione termica.
Ogni grado in meno può offrire un risparmio fino al 10% sui consumi di riscaldamento. Passare da 20 °C a 17 °C per 8 ore può valere 90–100 € di risparmio annuo su una spesa di circa 1.000 €.
Fabio Perciante
Laureato in Economia Aziendale ha conseguito un Master di I° livello in Gestione delle Imprese e delle Società.
Lavora in Accueil, società di servizi di Call e Contact Center nel ruolo di Project Manager dal 2007. Specializzato nel campo Telco ed Energy, attualmente si occupa in particolare di comparazione di servizi sul Web.
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