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Riscaldare solo alcune stanze: conviene o fa consumare di più?

Riscaldare solo alcune stanze: conviene o fa consumare di più?

Nei mesi freddi la voce “riscaldamento” pesa moltissimo sul bilancio familiare. È naturale chiedersi se abbia senso tenere caldi solo soggiorno e camere principali, lasciando più fredde le stanze poco usate, oppure se questa scelta rischi di far consumare addirittura di più.

La risposta non è uguale per tutti. Dipende dal tipo di impianto, dall’isolamento della casa, da come usi le stanze e da come regoli caldaia, termostato e valvole. Capire come funziona il riscaldamento e quali sono i margini di risparmio aiuta a prendere decisioni pratiche e basate sui numeri, non sui miti.

In questa guida vediamo quando riscaldare solo alcune stanze conviene davvero, quali errori evitare e come impostare correttamente temperature e orari per ridurre la bolletta senza rinunciare al comfort.

Tabella dei Contenuti

Perché riscaldare meno ambienti può far risparmiare

Il principio di base è semplice: meno volume da riscaldare significa meno energia consumata. Se chiudi alcuni termosifoni o abbassi molto la temperatura in certe stanze, la caldaia deve fornire meno calore complessivo e il consumo di gas scende.

Dal punto di vista fisico ed energetico succede questo:

  • ogni stanza ha un fabbisogno termico legato a superficie, dispersioni (pareti, infissi, tetto) e temperatura che si vuole mantenere;
  • riducendo la temperatura di una stanza di pochi gradi, o lasciandola solo “antigelo”, diminuisce il calore disperso verso l’esterno;
  • la caldaia, se ben regolata, lavora a potenza più bassa o per meno tempo, con un consumo inferiore di gas.

Per gli impianti a radiatori con caldaia modulante (soprattutto a condensazione), tenere spenti o molto abbassati alcuni termosifoni consente di concentrare l’acqua calda nei radiatori delle stanze utilizzate. Questo comporta due effetti utili:

  1. migliore efficienza dei radiatori attivi: raggiungono più velocemente la temperatura impostata;
  2. carico minore per la caldaia, che può modulare a potenza più bassa, dove spesso il rendimento è più alto.

Attenzione però: se si esagera con le stanze fredde o si chiudono troppi radiatori, l’equilibrio idraulico dell’impianto si altera e la caldaia può lavorare male (continui on/off, scarsa condensazione, possibili rumori e usura).

Il meccanismo del risparmio: cosa succede davvero in casa

Per capire se riscaldare solo alcune stanze conviene, bisogna considerare come circola il calore e come “reagisce” la casa.

Differenza di temperatura e dispersioni

La dispersione di calore attraverso muri, tetto, pavimenti e finestre è proporzionale alla differenza di temperatura tra interno ed esterno.

  • Se fuori ci sono 5 °C e in soggiorno 20 °C, lo sbalzo è di 15 °C.
  • Se in uno sgabuzzino mantieni 14–15 °C invece di 20 °C, la dispersione da quella stanza cala sensibilmente.

Lo stesso vale per le camere da letto: ENEA e OMS indicano come temperature ottimali:

  • zona giorno: circa 19–20 °C;
  • camere da letto adulti: 16–18 °C;
  • camerette bimbi e anziani: meglio 18–20 °C.

Tenere tutte le stanze a 21–22 °C “per comodità” aumenta le dispersioni e quindi il consumo, senza reali benefici per la salute.

Caldaia sempre al massimo o a basso regime?

Gli studi di settore e i documenti tecnici (ENEA, ARERA e linee guida di produttori) convergono su un punto: far lavorare la caldaia alla massima potenza per poche ore al giorno è meno efficiente rispetto a mantenerla attiva per più ore a potenze ridotte.

Accendere e spegnere spesso o far ripartire l’impianto da ambienti molto freddi significa:

  • caldaia spesso al 100% della potenza, quindi consumi di picco più alti;
  • continui sbalzi termici che stressano i componenti;
  • radiatori roventi ma pareti fredde, con risultato di scarso comfort e tendenza ad alzare ancora il termostato.

Se invece mantieni una temperatura moderata e costante nelle stanze che usi, la caldaia modula verso il basso: il consumo orario è minore e la casa resta più omogeneamente calda.

Stanze fredde e rischi di umidità

Lasciare completamente al freddo alcune stanze (soprattutto su pareti esterne) può sembrare una soluzione estrema per risparmiare, ma porta con sé alcuni rischi:

  • condensa e muffa su pareti fredde, in particolare in bagni, ripostigli, camere poco ventilate;
  • maggiore dispersione attraverso i muri interni verso le stanze calde adiacenti: di fatto una parte dell’energia “scappa” verso gli ambienti non riscaldati.

Per questo le linee guida sull’efficienza termica suggeriscono quasi sempre di non scendere sotto i 14–15 °C nelle stanze poco usate, salvo locali davvero separati (garage, cantine).

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Quanto si può risparmiare in pratica?

Le fonti tecniche e divulgative indicano intervalli di risparmio abbastanza coerenti.

Effetto della temperatura sugli ambienti

  • ENEA e diversi studi indicano che ogni grado in meno di temperatura ambiente comporta un risparmio medio del 5–7% sui consumi di riscaldamento.
  • Molti portali tecnici riportano lo stesso ordine di grandezza: +6–7% di consumo per ogni grado in più oltre i 20 °C.

Di conseguenza:

  • impostare 19 °C invece di 21 °C in soggiorno può ridurre la spesa annua di circa 10–14%;
  • tenere le camere a 17 °C invece di 20 °C può aggiungere un ulteriore 15–20% di risparmio relativo a quei volumi.

Chiudere alcuni termosifoni: numeri realistici

Le stime presenti nelle fonti e nei materiali divulgativi più seri parlano di:

  • fino al 7% di risparmio sul gas chiudendo i radiatori delle stanze davvero inutilizzate (fonte: articoli tecnici sul tema);
  • risparmi complessivi anche superiori se questa strategia si combina con buona regolazione della temperatura e impianto efficiente.

Ovviamente si tratta di ordini di grandezza. Il tuo risparmio reale dipende da:

  • zona climatica (Nord Italia vs Sud);
  • isolamento (cappotto, doppi vetri, tetto coibentato o meno);
  • tipo di caldaia (tradizionale o a condensazione);
  • ore effettive di funzionamento.

Un esempio numerico indicativo

Immaginiamo un appartamento di 100 m² in zona climatica E (Nord Italia), con spesa annua “tipica” di 1.200 € per il gas di riscaldamento.

Supponiamo di passare da:

  • tutte le stanze a 20 °C costanti,
  • a una gestione più selettiva:
    • zona giorno: 19 °C;
    • camere adulti: 17 °C;
    • cameretta bimbi: 19–20 °C;
    • stanze poco usate (studio/sgabuzzino): 15–16 °C o termosifoni quasi chiusi.

In questo scenario realistico si possono ipotizzare:

  • risparmio per riduzione di 1 °C medio nella casa: circa 6–7% → 70–85 € l’anno;
  • risparmio aggiuntivo per non scaldare a fondo 1–2 stanze: fino a 5–7% → altri 60–80 €.

In totale, un taglio potenziale del 10–15%, quindi 120–180 € l’anno, senza interventi strutturali, ma solo ottimizzando temperature, orari e uso selettivo dei radiatori.

Tabella: confronto fra diversi modi di riscaldare le stanze

La tabella seguente confronta, a parità di casa (100 m², zona E, spesa base 1.200 €/anno), quattro scenari-tipo. I valori sono stime per dare un ordine di grandezza, non calcoli puntuali.

Scenario di utilizzo Spesa annua stimata Variazione % rispetto alla base
A. Tutto acceso, 21–22 °C ~1.300–1.350 € +7–12%
B. Tutto acceso, 19–20 °C (base) ~1.200 € 0%
C. Solo stanze usate (15–16 °C nelle altre) ~1.050–1.080 € –10 / –12%
D. Uso “estremo” con molte stanze fredde (<14 °C) ~1.150–1.250 € –4 / +4%

Questa comparazione mostra che il vero risparmio nasce da:

  • temperatura corretta (non eccessiva) nelle stanze usate;
  • uso intelligente delle stanze poco frequenti, tenute più fresche ma non gelide;
  • funzionamento della caldaia il più possibile stabile e modulante, non “tutto acceso / tutto spento”.

Quando riscaldare solo alcune stanze conviene (e quando no)

I casi in cui conviene davvero

Riscaldare solo alcune stanze è in genere conveniente se:

  • hai valvole termostatiche (anche non smart) che ti permettono di regolare ogni termosifone;
  • l’impianto è a radiatori con caldaia a condensazione o comunque modulante;
  • le stanze poco usate hanno porte chiudibili e sono ragionevolmente isolate;
  • mantieni in quelle stanze almeno 14–15 °C (no gelo completo);
  • la caldaia lavora molte ore a bassa potenza, non poche ore a potenza massima.

In queste condizioni, chiudere o abbassare i termosifoni dove non serve può portare, in modo realistico, a un risparmio fra il 5 e il 15% sui consumi di riscaldamento, a seconda di quanto è grande la parte di casa che tieni più fresca.

I casi in cui rischia di non convenire

La strategia di riscaldare solo alcune stanze può essere poco efficace o addirittura controproducente se:

  • chiudi troppi radiatori e la caldaia va continuamente in on/off perché non riesce a modulare al minimo;
  • lasci le stanze fredde sotto i 14 °C con pareti esterne: aumenta il rischio di muffe e le dispersioni verso le stanze calde aumentano;
  • l’isolamento è molto scarso e i muri interni fanno da “ponte” termico tra zona calda e fredda;
  • il termostato ambiente è in una zona sempre ben riscaldata, quindi la caldaia non “vede” che stai sprecando calore altrove;
  • apri spesso le porte tra stanze calde e fredde, vanificando la separazione: l’aria calda fluisce verso le stanze gelide e la caldaia lavora di più.

In questi casi il risparmio può ridursi a pochi punti percentuali o annullarsi, mentre aumentano i disagi (ambienti freddi, umidità, caldaia stressata).

Cosa fare concretamente per risparmiare senza sbagliare

Per capire se, nel tuo caso, riscaldare solo alcune stanze conviene, puoi seguire questa traccia pratica:

  1. Verifica l’impianto: tipo di caldaia (tradizionale o condensazione), presenza di valvole termostatiche, posizione del termostato.
  2. Definisci le stanze davvero “vissute”: soggiorno, cucina, camere occupate tutti i giorni.
  3. Imposta le temperature consigliate (19–20 °C zona giorno, 16–18 °C camere, 15–16 °C stanze poco usate).
  4. Chiudi o abbassa le valvole nelle stanze secondarie, ma senza scendere sotto i 14–15 °C.
  5. Tieni le porte chiuse tra stanze calde e fredde, per limitare gli scambi d’aria.
  6. Osserva consumi e comfort per 1–2 mesi di stagione: confronta la bolletta (a parità di clima) con quella di periodi in cui scaldavi tutto.
  7. Se noti umidità o muffa nelle stanze fredde, alza leggermente la loro temperatura e migliora la ventilazione.

Nella maggior parte delle abitazioni, una gestione selettiva e intelligente delle stanze, combinata con una riduzione anche modesta della temperatura (1–2 °C), permette risparmi complessivi nell’ordine del 10–15% sui consumi di riscaldamento, senza peggiorare il comfort e riducendo anche l’impatto ambientale.

Ciò che non conviene è l’estremo opposto: poche stanze molto calde, il resto della casa freddo, impianto acceso solo a “colpi” di poche ore. Questa strategia sembra far risparmiare, ma spesso porta consumi simili (o maggiori), maggiore usura dell’impianto e un comfort nettamente peggiore.

La scelta più efficiente è quasi sempre un equilibrio: temperatura moderata e costante nelle stanze usate, tiepido di sicurezza nelle stanze poco sfruttate, e un impianto che lavora il più possibile in modo continuo e dolce, non a strappi.

F.A.Q 

Sì, nella maggior parte delle abitazioni può portare a un risparmio realistico tra il 5% e il 15% sui consumi di riscaldamento. Il risultato dipende da come è regolato l’impianto, da quante stanze tieni più fresche e da quanto riesci a mantenere temperature moderate e stabili nelle stanze usate.

Linee guida consigliate:

Zona giorno: 19–20 °C

Camere da letto: 16–18 °C

Stanze poco usate: 15–16 °C

Mai sotto i 14–15 °C, per evitare rischio muffe e dispersioni maggiori.
Un solo grado in meno in media può far risparmiare 5–7% sui consumi.

Immagine di Fabio Perciante

Fabio Perciante

Laureato in Economia Aziendale ha conseguito un Master di I° livello in Gestione delle Imprese e delle Società.
Lavora in Accueil, società di servizi di Call e Contact Center nel ruolo di Project Manager dal 2007. Specializzato nel campo Telco ed Energy, attualmente si occupa in particolare di comparazione di servizi sul Web.

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